Iran libero: Roma al fianco della Resistenza

Vertice internazionale per un Iran libero 2025 – Roma: personalità globali a sostegno del popolo iraniano e della sua Resistenza organizzata

Il 31 luglio 2025 Roma si è affermata come crocevia di un forte appello internazionale alla libertà, ospitando la terza sessione del Free Iran (Iran libero) World Summit 2025. Leader politici, diplomatici, attivisti per i diritti umani ed esperti di politica internazionale, giunti da numerosi Paesi, si sono riuniti per esprimere solidarietà al popolo iraniano e condannare con fermezza la crescente ondata di esecuzioni a Teheran.

Nel corso degli interventi è stata denunciata una lunga scia di crimini contro l’umanità e ribadito il ruolo centrale del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) e della sua componente principale, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI/MEK), indicata come l’unica alternativa democratica organizzata capace di guidare un cambiamento reale.

Numerosi relatori hanno sottolineato la determinazione della Resistenza iraniana, il coraggio delle Unità di Resistenza all’interno del Paese e il valore del Piano in Dieci Punti di Maryam Rajavi come percorso politico verso una repubblica libera, democratica, non nucleare e fondata sulla separazione tra religione e Stato. Le richieste di giustizia per le vittime delle esecuzioni, dal massacro del 1988 fino all’uccisione recente degli esponenti dell’OMPI Behrouz Hassani e Mehdi Hassani, hanno risuonato con forza, riaffermando che un cambiamento guidato dal popolo iraniano e dalla sua Resistenza è inevitabile.

Ad aprire il vertice è stato il senatore italiano ed ex ministro degli Esteri Giulio Terzi, che ha reso omaggio alla comunità di Ashraf 3, definendola “straordinaria” per il suo impegno costante a favore della libertà. Terzi ha condannato con fermezza la “terribile atrocità del 1988”, ricordando che “almeno 30.000 membri dell’OMPI furono giustiziati in un solo mese”, definendola uno dei capitoli più oscuri della storia iraniana e dell’umanità. Sottolineando l’impunità di tali crimini, ha invocato un’azione internazionale decisa: “È giunto il momento di fare giustizia. La violenza del regime contro il proprio popolo non conosce fine”.

Iran libero

Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), ha pronunciato un intenso discorso in cui ha chiesto “la fine della tirannia a Teheran” e ha ribadito che il cambio di regime deve venire dal popolo iraniano e dalla sua Resistenza organizzata. Ha onorato la memoria di due membri dell’OMPI recentemente giustiziati, Behrouz Ehsani e Mehdi Hassani, salutandoli come “eroi che non si sono mai inchinati ai loro carnefici”. Ha dichiarato: “In nessuna circostanza ci arrenderemo a questo regime sanguinario… Il futuro dell’Iran appartiene alla libertà, alla democrazia e alla sovranità del popolo”.
La signora Rajavi ha delineato il Piano in Dieci Punti del CNRI come l’unica alternativa democratica praticabile alla dittatura, prefigurando un futuro senza armi nucleari, esecuzioni, hijab obbligatorio o governo religioso, e basato su uguaglianza di genere, libere elezioni e coesistenza pacifica. Ha avvertito che il regime clericale si trova nella sua “condizione più debole e fragile da quando ha preso il potere”, ma è sempre più violento, minacciando il ripetersi di atrocità come il massacro del 1988. Chiedendo il riconoscimento internazionale del diritto degli iraniani alla resistenza, Rajavi ha affermato: “Non schieratevi con i mullah. Schieratevi con il popolo iraniano”.

Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, ha dichiarato il proprio orgoglio per il fatto che il vertice Free Iran si sia svolto a Roma, sottolineando il valore simbolico della città come luogo di libertà e dialogo. Nel suo intervento ha reso omaggio ai membri dell’OMPI giustiziati, Mehdi e Behrouz Hassani, affermando: “Sono morti per la vostra e la nostra libertà. Non dimenticheremo i loro nomi”.

Renzi ha quindi evidenziato il fallimento sia della guerra sia della politica di condiscendenza come strumenti di cambiamento in Iran, ribadendo con chiarezza: “L’unica via è un cambio di regime da parte del popolo iraniano e della sua Resistenza organizzata. È la strada più difficile, ma è l’unica possibile”.

Rivolgendosi all’Europa, ha esortato a non ripetere gli errori del passato, mettendo in guardia contro una lettura distorta dei governanti autoritari iraniani e contro l’indifferenza verso la volontà popolare. Traendo ispirazione dalla determinazione della gioventù iraniana e dalla visione politica del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), Renzi ha concluso con un messaggio di forte valore simbolico: “L’Iran non è la terra dei massacri, ma di una grande civiltà, della democrazia ancor prima della Grecia. Ora è il tempo della democrazia, della giustizia e della pace. Questo è il momento dell’Iran libero”.

Il dottor Javaid Rehman, ex Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, ha inviato un videomessaggio al vertice, lanciando un avvertimento di estrema gravità. Secondo Rehman, le autorità di Teheran starebbero preparando una nuova strage di prigionieri politici. “Il 7 luglio, un organo di stampa affiliato allo Stato ha apertamente invocato la ripetizione del massacro del 1988. Oggi esiste un timore concreto che possano verificarsi esecuzioni di massa”, ha dichiarato.

Rehman ha richiamato le conclusioni del suo rapporto del 2024, nel quale documentava “esecuzioni sommarie, arbitrarie ed extragiudiziali che costituiscono crimini contro l’umanità e genocidio”. Ha quindi denunciato l’uso sistematico della pena di morte come strumento di repressione politica, affermando: “Il regime ha trasformato la pena capitale in un’arma per eliminare il dissenso”.

Sottolineando la responsabilità della comunità internazionale, Rehman ha ricordato il silenzio seguito al massacro del 1988, avvertendo: “Nel 1988 la comunità internazionale non è intervenuta. Non deve fallire di nuovo”. Ha infine esortato gli Stati membri delle Nazioni Unite a istituire un meccanismo investigativo internazionale per assicurare i responsabili alla giustizia e prevenire “un altro massacro silenzioso e non denunciato come quello del 1988”.

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