Alla fine di ottobre 2025, alti funzionari delle Nazioni Unite e dell’Unione europea hanno lanciato avvertimenti urgenti riguardo a quella che hanno definito una grave escalation della repressione statale e delle esecuzioni in Iran, in seguito agli attacchi del giugno 2025 condotti da Israele e Stati Uniti. Secondo queste valutazioni, il regime clericale non ha risposto all’emergenza allentando le misure straordinarie, ma al contrario ha ulteriormente intensificato il ricorso alla pena di morte, rafforzato la sorveglianza, aumentato gli arresti di massa e ampliato le pratiche di intimidazione transnazionale.
Relatrice speciale ONU: «Esecuzioni per incutere paura, non per rendere giustizia»
Il 31 ottobre 2025, Mai Sato, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, ha presentato il suo ultimo rapporto all’Assemblea Generale dell’ONU. Nel suo intervento ha avvertito che la conclusione dell’escalation militare di dodici giorni nel mese di giugno — durante la quale oltre 1.100 civili sono stati uccisi e più di 5.600 feriti — non ha portato alcun sollievo alla società iraniana.
«L’aggressione esterna ha alimentato una repressione interna ancora più profonda», ha dichiarato Sato. «I diritti del popolo iraniano alla vita e alla libertà sono oggi sotto una minaccia senza precedenti».
La Relatrice speciale ha riferito che oltre 1.000 esecuzioni sono state documentate nel solo mese di settembre 2025, il dato più alto registrato negli ultimi anni e in costante aumento rispetto al 2024. Ha inoltre sottolineato che solo circa l’8% delle esecuzioni viene annunciato pubblicamente, definendo questa prassi «una politica deliberata di paura e punizione». Molte esecuzioni, ha spiegato, avvengono a seguito di processi iniqui, confessioni estorte o accuse vaghe legate alla sicurezza nazionale, come «agire contro la sicurezza nazionale» o «corruzione sulla terra».
Sato ha inoltre denunciato deportazioni di massa di cittadini afghani, l’estensione delle leggi sullo spionaggio che restringono ulteriormente la libertà di espressione, e l’inasprimento della repressione contro la società civile, i giornalisti, le attiviste per i diritti delle donne e le minoranze etniche e religiose.
Concludendo il suo intervento, la Relatrice speciale ha rivolto un appello diretto alle autorità iraniane affinché pongano immediatamente fine alle esecuzioni, stabiliscano una moratoria sulla pena di morte e consentano un monitoraggio internazionale indipendente delle carceri. «Questo è un momento cruciale per l’Iran per ricostruire la fiducia con il proprio popolo», ha affermato.