Diritti Umani in Iran: forte appello da Savigliano contro le brutali esecuzioni

Venerdì 5 dicembre, su iniziativa dell’Associazione culturale Pantarei, si è tenuto a Savigliano, in provincia di Cuneo, un incontro dedicato ai diritti umani, con la partecipazione del sindaco della città, dei rappresentanti dell’associazione e di numerosi primi cittadini del territorio. L’evento, sostenuto da 36 comuni, ha suscitato un forte interesse tra la popolazione.
Il sindaco di Savigliano, Antonello Portera, intervenendo a nome dei 36 sindaci aderenti, ha espresso solidarietà alle persone condannate a morte in Iran, chiedendo l’annullamento delle sentenze e la loro immediata liberazione.
Federica Barbero, consigliera regionale del Piemonte, ha denunciato la gravità della situazione in Iran, definendola una tragedia di dimensioni enormi dovuta a un regime dittatoriale religioso che reprime la libertà di espressione, di pensiero e i diritti fondamentali. Ha inoltre sottolineato il ruolo centrale e il coraggio delle donne iraniane, protagoniste di una delle più importanti battaglie del nostro secolo.
Nel corso dell’incontro è stata evidenziata la repressione sistematica delle donne in Iran, sottoposte a controlli quotidiani da parte della cosiddetta polizia morale, che interviene sull’abbigliamento, sul comportamento e sulla vita privata. È stato ribadito il dovere delle istituzioni di non restare indifferenti di fronte all’ingiustizia e di sostenere concretamente il popolo iraniano. L’iniziativa non si è limitata alla condivisione del dolore, ma ha rappresentato un impegno all’azione in difesa della libertà e dei diritti umani.
Carla Sapino ha affermato che l’incontro aveva l’obiettivo di dare voce a chi non ne ha. Ha denunciato la prosecuzione delle esecuzioni senza un giusto processo e l’uso della pena di morte come strumento di terrore per soffocare il dissenso. Le proteste degli ultimi anni in Iran, ha ricordato, dimostrano che anche una piccola scintilla può mettere in discussione i regimi dittatoriali. Ha quindi espresso il sostegno alla resistenza organizzata contro la dittatura iraniana e ha concluso leggendo il programma in dieci punti di Maryam Rajavi.
Successivamente, Maurizio Paoletti, ex sindaco di Boves, ha ripercorso la storia millenaria dell’Iran, ricordando il ruolo delle potenze straniere, la dittatura dello Scià, la rivoluzione popolare e il successivo tradimento degli ideali di libertà da parte di Khomeini. Ha parlato della repressione interna, del terrorismo del regime e dei programmi nucleari, dichiarando il proprio sostegno alla Resistenza iraniana e al programma in dieci punti di Maryam Rajavi, maturato anche attraverso la sua partecipazione a iniziative internazionali della Resistenza.
Elham Nikzat, dell’Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia, ha lanciato un allarme sulle esecuzioni di massa: solo nel novembre 2025 il regime iraniano ha giustiziato 336 persone, il numero più alto degli ultimi quarant’anni. Tra le vittime figurano donne, prigionieri politici, giovani e membri di minoranze etniche, spesso condannati in processi farsa, senza difesa legale e dopo torture e confessioni forzate. Molti detenuti sono morti anche a causa di maltrattamenti e della mancanza di cure.
Ha ricordato che le esecuzioni sono avvenute in 35 città e che i detenuti di 55 carceri hanno aderito alla campagna “Martedì No alla Pena di Morte”, definendo questa ondata di impiccagioni come la prosecuzione del massacro del 1988. L’uso politico della pena di morte, ha sottolineato, rappresenta una minaccia globale alla dignità umana e il silenzio della comunità internazionale equivale a complicità.
Sono stati quindi rivolti appelli chiari:
• alle Nazioni Unite, per l’istituzione di un meccanismo indipendente e permanente di indagine sui crimini del regime iraniano;
• all’Unione Europea, affinché inserisca l’intero apparato repressivo, incluso il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC), nella lista delle organizzazioni terroristiche;
• ai governi democratici, perché subordinino ogni dialogo politico al rispetto dei diritti umani.
Ampio spazio è stato dedicato alla violenza strutturale contro le donne in Iran, radicata nelle leggi e nel sistema giudiziario: matrimonio infantile, supremazia legale maschile, pene lievi per i responsabili di violenza, valore ridotto della testimonianza femminile, oltre ad arresti arbitrari, processi a porte chiuse, torture e privazione delle cure. È stato ribadito che la violenza contro le donne non è una questione interna, ma una responsabilità globale.
L’ultimo intervento è stato quello del dottor Khosro Nikzat, presidente dell’Associazione Medici Iraniani in Italia, che ha analizzato le crisi interne e internazionali del regime iraniano, il fallimento del programma nucleare e l’aumento del malcontento popolare, fattori che hanno portato a un’intensificazione della repressione.
In conclusione, il dottor Nikzat ha invitato le istituzioni italiane a condannare fermamente il regime iraniano e a:
• inserire l’IRGC nella lista delle organizzazioni terroristiche;
• chiudere le ambasciate del regime ed espellere i diplomatici coinvolti in attività terroristiche;
• chiudere le strutture culturali e associative controllate dal regime;
• riconoscere il diritto legittimo alla difesa del popolo iraniano e della Resistenza iraniana, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite.

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