In una diffusa dimostrazione di sfida, prigionieri politici in 56 diverse carceri in Iran hanno avviato uno sciopero della fame coordinato martedì 28 aprile 2026. In occasione della 118ª settimana consecutiva della campagna “No alle esecuzioni del martedì”, gli attivisti hanno diffuso un comunicato toccante che condanna l’ultima impennata delle esecuzioni capitali da parte del regime e il suo atteggiamento “da economia di guerra” contro la società civile.
Condanna della “discrezionalità in tempo di guerra”
Il comunicato critica duramente il sistema giudiziario del regime iraniano per aver sfruttato le tensioni regionali e interne come pretesto per accelerare le esecuzioni e privare i detenuti dei loro diritti fondamentali.
“Siamo consapevoli che le direttive dei funzionari di alto livello della tirannia religiosa al potere, basate su una ‘logica di guerra’, hanno ulteriormente ampliato il potere della magistratura di violare i diritti dei detenuti nelle proteste di gennaio e nel recente conflitto.”
Gli attivisti sottolineano che tale direttiva porta di fatto alla negazione di tutti i diritti legali all’emissione di pesanti condanne senza processi equi e giusti
Accuse di crimini contro l’umanità
La campagna ha reso omaggio a tre manifestanti recentemente giustiziati—Amir-Ali Mirjafari, Erfan Kiani e Amer Ramesh—e ha denunciato le “politiche crudeli e contrarie ai diritti umani” dello Stato.
In particolare, il comunicato evidenzia il rifiuto delle autorità di restituire i corpi dei giustiziati alle famiglie:
“Senza dubbio, la politica di sparizione forzata adottata dal governo è un esempio di crimine contro l’umanità.”
Abusi all’interno del sistema carcerario