Il Parlamento italiano ospita una conferenza con Maryam Rajavi per condannare le esecuzioni in Iran e sostenere il CNRI

ROMA, 21 maggio 2026 — In una conferenza tenutasi presso il Parlamento italiano, eminenti parlamentari e difensori dei diritti umani si sono uniti a Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), per condannare fermamente l’ondata di esecuzioni politiche del regime iraniano e chiedere la fine della politica di “appeasement” occidentale.

La conferenza, caratterizzata da una visione strategica, ha affrontato la crisi strutturale all’interno della teocrazia iraniana, sottolineando che il conflitto principale è quello interno organizzato e condotto dalle Unità di Resistenza guidate dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI) contro la dittatura al potere.

I relatori hanno esplicitamente approvato il Piano in Dieci Punti della signora Rajavi come progetto chiaro per una repubblica democratica e non nucleare, respingendo sistematicamente sia l’attuale autocrazia religiosa sia la “pseudo-alternativa” della monarchia deposta. I parlamentari hanno inoltre chiesto la messa al bando del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ed esortato l’Unione Europea a riconoscere ufficialmente il diritto del popolo iraniano a resistere all’oppressione e a costruire una società libera.

L’apertura della conferenza

Ad aprire la sessione è stato il moderatore dell’evento, il giornalista Mauro Bazzucchi, che ha posto un punto di partenza inquietante per la discussione, avvertendo che un pericoloso velo di silenzio e indifferenza avvolge abitualmente le atrocità commesse dal regime clericale.

Il moderatore ha osservato che, nonostante i brevi picchi di attenzione mediatica durante le proteste di piazza o i conflitti esterni, la comunità internazionale spesso ignora la realtà che:

“L’Iran è il Paese che esegue la metà delle condanne a morte nel mondo”.

Questo terrore interno sistemico — caratterizzato da processi sommari, torture e abusi diffusi — si basa su un apparato continuo e quotidiano progettato per mantenere il controllo totale sulla società. Per contrastare questo silenzio, la conferenza ha riunito un panel di relatori autorevoli con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sugli abusi in corso del regime.

L’intervento di Maryam Rajavi

Nel suo discorso di apertura, la signora Maryam Rajavi ha espresso profonda gratitudine agli illustri senatori e deputati italiani per la loro solidarietà, affermando:

“Come nazione che ha vissuto momenti cruciali e determinanti nel corso dell’ultimo secolo, siete in una posizione unica per comprendere la realtà del nostro Paese oggi”.

Rajavi ha evidenziato che il conflitto degli ultimi mesi ha oscurato la vera guerra in corso, dichiarando:

“Il conflitto fondamentale è tra il regime al potere e il popolo iraniano. Questa è una battaglia iniziata quarantacinque anni fa e che oggi persiste attraverso le continue rivolte popolari e le attività delle Unità di Resistenza”.

La leader del CNRI ha denunciato la crisi interna che ha scatenato la brutalità del regime, osservando che:

“Queste esecuzioni quotidiane sono dettate dalla pura paura che il regime nutre nei confronti del popolo iraniano e delle sue rivolte”.

Ha inoltre affermato che la via per rovesciare la teocrazia si basa su:

“Rivolte popolari e sulla resistenza organizzata del popolo iraniano, guidata dalle Unità di Resistenza”.

Rajavi ha respinto con fermezza coloro che:

“Hanno creato una pseudo-alternativa a partire dai resti della dittatura monarchica”.

Ha poi condannato i membri della monarchia che hanno organizzato marce in Europa:

“Sventolando le bandiere della SAVAK, la polizia segreta e torturatrice dello scià”.

Evidenziando che il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) offre un’alternativa strutturata, Rajavi ha concluso esortando le nazioni occidentali ad abbandonare la loro inerzia:

“Se l’Unione Europea è veramente seria nei suoi appelli alla pace, deve al contempo riconoscere il diritto del popolo iraniano e della sua resistenza a rovesciare questo regime e schierarsi fermamente al suo fianco”.

L’intervento della deputata Naike Gruppioni

La parola è stata quindi data all’organizzatrice principale dell’evento, la deputata Naike Gruppioni, che ha pronunciato un’appassionata critica all’autocompiacimento occidentale in materia di diritti umani fondamentali.

Gruppioni ha sostenuto che le democrazie occidentali hanno la pericolosa tendenza a considerare la libertà umana come una condizione intrinseca e naturale, piuttosto che come un diritto costantemente minacciato che deve essere strenuamente difeso. Ha affermato che l’importanza della libertà si comprende appieno:

“Solo quando viene negata, repressa e soffocata”.

Ricordando il tragico caso di Vahid Bani-American, giovane ingegnere e comandante delle Unità di Resistenza giustiziato dopo un processo farsa, Gruppioni ha ripreso le sue ultime parole rivolte al regime:

“Anche se ci uccidete, noi ci moltiplichiamo”.

La deputata ha osservato che proprio questo sentimento è alla base dello spirito indomito della resistenza organizzata.

Ha inoltre sostenuto con forza il Piano in Dieci Punti della signora Rajavi, definendolo non mera propaganda, ma:

“Un progetto politico concreto per un futuro di Iran libero, una Repubblica democratica e non nucleare”.

In particolare, Gruppioni ha chiarito che l’opinione pubblica iraniana:

“Ha definitivamente respinto ogni forma di autoritarismo, ha respinto la dittatura religiosa degli ayatollah, così come ha respinto il ritorno ai modelli monarchici del passato”.

Impegnandosi a partecipare personalmente alla prossima mobilitazione pan-iraniana del 20 giugno a Parigi, ha invitato l’Italia a schierarsi dalla parte giusta della storia, riconoscendo il diritto dei cittadini iraniani a resistere all’oppressione.

Il discorso del senatore Giulio Terzi di Sant’Agata

Questa prospettiva strategica è stata ribadita con forza dal senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Affari Europei ed ex ministro degli Affari Esteri.

Forte di decenni di esperienza diplomatica, Terzi ha denunciato quello che ha definito:

“Il grande inganno” perpetrato da Teheran e agevolato dalla complicità internazionale.

Il senatore ha criticato duramente gli attori internazionali che storicamente hanno perseguito una politica di “appeasement” nei confronti di un regime da lui descritto come:

“Un orrore nazista-fondamentalista che voleva la bomba atomica per dominare sempre di più, tormentare il suo popolo, ma soprattutto tormentare l’umanità”.

Terzi ha ricordato al pubblico che furono le reti di intelligence dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI) a smascherare per prime il programma clandestino di armi nucleari di Teheran di fronte alle Nazioni Unite.

Ha inoltre contrapposto gli immensi sacrifici degli eroi interni della resistenza alle “false alternative” che operano all’estero. Facendo specifico riferimento a Reza Pahlavi, il senatore ha criticato coloro che:

“Fingono di essere amati dal popolo iraniano e vivono in residenze comode e lussuose”.

Ha poi condannato l’esplicita disponibilità di Pahlavi a scendere a compromessi con elementi chiave dell’attuale apparato iraniano, affermando che il figlio dello scià sostiene apertamente che un nuovo Iran sarebbe possibile anche includendo:

“Una parte di un’organizzazione terroristica che costituisce la spina dorsale dello Stato terroristico iraniano, ovvero il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, il MOIS, il Basiji e altri criminali di questo tipo”.

Il senatore Terzi ha concluso affermando che il CNRI rimane l’unica alternativa credibile in grado di instaurare una democrazia stabile basata sul Piano in Dieci Punti.

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